Alla vigilia dell’attesissimo Derby della Madonnina, Dazn svela Inedito, il nuovo contenuto in esclusiva sulla piattaforma di intrattenimento sportivo che porta i tifosi alla scoperta dei protagonisti della Serie A fuori dal campo, in una dimensione intima, meno sportiva e più umana. Protagonista del primo episodio è il centrocampista del Milan Alexis Saelemaekers che apre le porte della sua casa e della sua quotidianità, fuori dal centro sportivo di Milanello, ai tifosi. Un racconto autentico tra abitudini, passioni e riflessioni, che mostra il lato più umano del talentuoso esterno offensivo. Il 56 rossonero racconta i legami con la famiglia, le esperienze decisive della sua carriera come la stagione trascorsa a Bologna e l’esordio con il Belgio, ma anche le passioni fuori dal campo. Dall’accoglienza che gli ha riservato l’Olimpico di Roma al ritorno da ex al rapporto con Modric e Allegri, Saelemaekers regala un racconto autentico che scalda gli animi in attesa del Derby di Milano, quando il belga scenderà in campo contro l’Inter del suo amico Calhanoglu. Milan-Inter sarà trasmessa in esclusiva su Dazn, con prepartita dalle 19.30 e Fuoriclasse, lo show della domenica condotto da Diletta Leotta, con Andrea Stramaccioni, Massimo Ambrosini, Christian Vieri e Cristian Brocchi al suo fianco. Telecronaca di Pierluigi Pardo, commento tecnico di Emanuele Giaccherini, con Federica Zille e Davide Bernardi a bordo campo.
Il vero Saele, mamma e papà, Bologna
Saelemaekers parla, tra le altre cose, della differenza tra il suo modo di essere in campo e fuori: «Tanta gente mi dice che la persona che sono sul campo è diversa da quella che sono fuori. Mi dispiace per questo, perché la gente non potrà mai conoscere la persona che sono davvero. Quello che vedono in campo è il me che non sa regolare le emozioni, e quindi che siano buone o cattive escono fuori al cento per cento». Sulla sua più grande soddisfazione personale: «La cosa che più mi ha reso contento nella vita è aver reso felici i miei genitori. Loro vengono a trovarmi ogni due settimane, in macchina dal Belgio ogni volta. Nove ore e mezza di auto, perché a loro piace guidare e fare spese in Italia di cibo e vestiti. Sono stati importantissimi per la mia carriera: nei momenti in cui mi accontentavo, mi spronavano a dare di più e, soprattutto, mi hanno sempre trasmesso il valore di rimanere con i piedi per terra. Oggi un problema di tanti ragazzi è quello della pressione dei genitori che pensano che il proprio figlio debba per forza diventare un campione. La realtà è che i ragazzi devono giocare a calcio perché è la loro passione, non per diventare ricchi e famosi». Sull’esperienza a Bologna: «Il primo giorno a Bologna mi sono sentito escluso dal Milan, non mi sentivo più me stesso. Mi dicevo di essere un giocatore di alto livello e quindi, andando in una squadra più piccola, pensai di riuscire a fare subito la differenza. E invece non fu così, in allenamento non davo il massimo. Mi sono reso conto che se non dai il cento per cento, qualsiasi giocatore […] ti supera. Questa cosa mi faceva innervosire e mi sono corretto. È stato il primo, vero passo importante della mia carriera».
Roma, Calha, il Derby, la Joya
Sul ritorno all’Olimpico da ex contro la Roma: «Non hanno accettato il mio atteggiamento, pensando fosse qualcosa contro di loro. Lo capisco, probabilmente anche io al loro posto avrei reagito così. Ai tifosi della Roma, oggi, vorrei dire che li ringrazio tantissimo, non ho mai avuto un pensiero negativo nei loro confronti. Ho sempre fatto il massimo per la maglia che indossavo». Quanto all’esordio in nazionale con il Belgio, «ricordo il primo allenamento, non credevo ai miei occhi quando ho visto tutti quei campioni. Mi sentivo un bambino in un negozio di caramelle». Capitolo Derby: «Con i giocatori dell’Inter ho un bel rapporto con Hakan Calhanoglu. Mi ha aiutato all’inizio fuori dal campo, mi ha presentato la sua famiglia. Poi ci siamo un po’ persi quando ha cambiato squadra, ma semplicemente perché abbiamo orari diversi. La rivalità con l’Inter ci sarà sempre, prima di una partita così c’è tanta concentrazione nello spogliatoio, nessuno parla, c’è silenzio. In una partita normale si parla con i propri vicini di spogliatoio, il giorno del Derby, invece, ognuno pensa a sé stesso. In particolare, la settimana prima il Derby è un pensiero fisso in testa. Quando sei in casa, quando dormi, quando sei a letto, quando mangi, in ogni secondo pensi a quella partita e pensi che ogni cosa che fai inciderà sul tuo stato di salute il giorno del match. Stiamo attenti a ogni piccolo dettaglio. E Allegri? «Per me è unico, dal suo modo di vedere il calcio all’atteggiamento con i giocatori. Dal punto di vista umano è uno dei migliori che io abbia mai avuto. La gestione dello spogliatoio è perfetta. Sai come mi chiama? Scheggia». Sul giocatore più forte con cui abbia mai giocato: «Eden Hazard, che è sempre stato il mio idolo. La cosa che stupisce di lui è l’umiltà fuori dal campo. In questo, mi ricorda tanto Modric, hanno la stessa umiltà. Considerando tutto ciò che questi due campioni hanno vinto, è incredibile il modo di porsi che hanno, con chiunque al centro sportivo. Sono dei campioni e si vede anche da queste cose. Poi, un giocatore che mi ha stupito tanto è Paulo Dybala. Non ho mai visto un giocatore così pulito tecnicamente, le sue giocate o il primo controllo sono sempre perfetti, non sbaglia mai. Mi è piaciuto tantissimo giocare con lui, è proprio un giocatore che capisce l’essenza del calcio. L’immagine del calcio per me è lui».
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