MILANO – Milan, accetta un consiglio da… Milan e punta su Retegui. Badelj, ex centrocampista e capitano del Genoa, non ha dubbi sulle capacità del centravanti dell’Al-Qadisiya, con cui ha giocato in Liguria la stagione 2023/4: «Uno come lui, in una squadra forte come quella rossonera, che porta gli attaccanti dentro l’area, può esaltare le proprie caratteristiche. Per me è sicuramente in grado di essere il numero 9 del Milan. Ha il gol nel sangue». Arrivò al Genoa dal Tigre, ma era già nel giro della nazionale. Come si presentò? «Una persona eccezionale. A livello calcistico ha avuto bisogno di un pochino di adattamento, come tutti quanti, per ambientarsi alla Serie A, al modo di essere, del vivere il calcio, di allenarsi. Di fatto arrivò dopo un anno e mezzo senza pause, tra impegni col club e in nazionale. Ebbe un piccolo infortunio che lo costrinse fuori per qualche settimana. Una volta a posto, fece la differenza, anche a livello di prestazioni. Non si era presentato come una stella, ma si capiva avesse una personalità importante. Quella che mi immagino debba avere un nove. È uno che vuole fare la differenza nelle partite e che te le fa anche vincere. Era umile fuori dal campo e si prendeva le sue responsabilità quando giocava».
“Retegui è uno che indirizza la gara”
Come e dove è migliorato al Genoa? «Sinceramente credo che il suo miglioramento si sia palesato la stagione successiva all’Atalanta. Le sue capacità con noi non erano in discussione, ma comunque eravamo una squadra appena promossa in A dalla B. Eravamo forti, ma non completamente consapevoli di quanto. L’approccio iniziale al campionato era più al pensare di non prendere gol, che a farlo. Ecco perché per Retegui era un po’ più difficile. Magari si aspettava di essere più presente in area, dove è assolutamente devastante. Invece, soprattutto all’inizio, doveva rincorrere i difensori avversari, stare dietro il pallone, aiutare molto in fase difensiva. Questo gli ha dato una mano per diventare ancora più forte l’anno successivo». Quanto un allenatore come Gilardino, ex attaccante che dentro l’area di rigore andava a nozze, è stato importante per Retegui? «Io ho avuto Gila come compagno di squadra e poi come tecnico. Per il suo modo di essere e di lavorare, è uno di quegli allenatori che per i giocatori come Mateo sono praticamente perfetti. Gli ha dato responsabilità, ma pure protetto perchè si potesse esprimere al meglio». Pensa che Retegui sia pronto per guidare l’attacco del Milan? «Sì. Lui il gol lo sente. È un attaccante che se la partita è morta, non sta succedendo niente di che, riesce a dare una scossa improvvisa. È uno che la indirizza la gara grazie alla sua concretezza. Può fare la differenza per fame e capacità realizzativa».
Il ‘segreto’ di Retegui
Lo paragonerebbe a Gilardino o Inzaghi? «Per me loro erano dei fenomeni. Non sono oggettivo su di loro. Retegui fa parte del livello massimo degli attaccanti europei». Sarebbe un bene anche per la nazionale se tornasse in Italia? «Quello senza discussione. Non voglio parlare del livello qualitativo dell’Arabia Saudita, ma è bello vedere i giocatori forti nei campionati top come la Serie A». Allegri gli farebbe fare un ulteriore step? Potrebbe essere il futuro capocannoniere della A? «A livello teorico sì. Però il punto è che Mateo potrebbe segnare quei 15 gol pesanti che ti portano punti decisivi. All’Atalanta si è esaltato a livello di marcature segnando tantissimo. Al Milan, che magari gioca in modo più conservativo, potrebbe essere determinante in quelle partite equilibrate, bloccate, dove serve la giocata per essere decisivi. Questa è anche la bellezza del calcio, perché ci sono tanti modi e stili di gioco con cui puoi vincere. Magari Retegui al Milan non segnerebbe 40 gol, ma potrebbe conquistare lo scudetto grazie a quei 15 centri pesantissimi che varrebbero moltissimo per la squadra. A tal proposito le svelo una cosa: Mateo non è uno di quei classici attaccanti che sta male se non segna. Preferisce il risultato di squadra, alla gloria personale. Se va a segno, ma il team perde, è triste in ogni caso. Al contrario, se non segna, ma si battono i rivali, è felice. E questo comunque per un gruppo è un fattore importante».
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