C’era una volta la banda del buco. Dopo aver vinto lo scudetto con Stefano Pioli in panchina nella stagione ’21-22 con la miglior difesa della Serie A per gol incassati – 31 in 38 giornate, come il primo Napoli di Spalletti, arrivato terzo –, il Milan per tre annate è come se avesse riposto in un cassetto la fase difensiva. Prendendo in esame le sole partite di campionato, dunque 114 per i campionati ’22-23, ’23-24 e ’24-25, si nota come in ogni singolo torneo la squadra rossonera abbia subito più reti rispetto alle partite giocate. I gol subiti da Maignan e compagni sono stati rispettivamente 43 (’22-23 Pioli), 49 (’24-25 Pioli) e di nuovo 43 (’24-25 Fonseca-Sergio Conceição) per un totale dunque di 131, ovvero 1.15 di media a incontro. Uno sproposito. Poi, però, è arrivato Massimiliano Allegri e la banda del buco è svanita nel nulla. E pensare che i tre difensori con cui Allegri ha impostato il lavoro di questa stagione, a cui poi si è aggiunto Koni De Winter – ora pienamente sintonizzato nei movimenti della squadra dopo un avvio di campionato in salita –, sono gli stessi della passata stagione. Tomori, Gabbia e Pavlovic, oltre ovviamente a Maignan in porta, erano tutti presenti sotto la doppia gestione portoghese, ma il loro rendimento è clamorosamente cambiato. In meglio. Maignan, grazie anche alla cura Filippi e la ritrovata serenità sfociata nel recente rinnovo di contratto, è tornato ai livelli della stagione ’21-22, quando vinse lo scudetto da miglior portiere della Serie A. Gabbia, che già era stato il più affidabile del gruppetto, si è riscoperto leader e ora ambisce a qualcosa in più di una semplice convocazione in nazionale. Tomori appariva spesso distratto, dimenticando l’uomo in marcatura, mentre adesso è tornato attento e puntuale. E Pavlovic che si era “distinto” per diversi errori banali, è cresciuto tatticamente, con Allegri che lo sta istruendo da “braccetto” in grado pure di accompagnare l’azione. Se non bastasse questo, però, ci sono poi i numeri che vengono in soccorso di questa evoluzione della fase difensiva rossonera. Ci sono quelli banali, come i gol subiti, altri più specifici che raccontano molto del lavoro svolto a Milanello da Allegri insieme al suo staff.
Difesa Milan: i numeri che premiano Max
I gol incassati sono ovviamente la luna di questo progresso: la media reti subite a partita nelle 23 giornate di gestione Max è scesa a 0.74 contro la sopracitata 1.15 delle precedenti tre annate (nel ’24-25 fu di 1.13). Il Milan versione ’25-26 concede meno tiri in porta agli avversari – 3.43 a incontro contro il 3.76 della passata stagione –, ma qui emerge pure l’enorme trasformazione di Maignan. Nel campionato ’24-25 il portiere francese aveva una media di parate a gara di 2.68, salita a 2.86 in questa, a dimostrazione di una maggiore “presenza”, sottolineata però da altre tre statistiche. I clean-sheets sono già 9, contro i 12 complessivi del campionato scorso. I gol presi con conclusioni da fuori area sono zero – già, 0! – contro gli 8 del ’24-25. E poi l’ultimo dato, il più impressionante: Maignan chiuse la Serie A passata con il numero relativo ai “gol evitati” – una statistica che misura l’efficacia di un portiere nel prevenire i gol e si basa sul rapporto tra i gol incassati e il numero di gol previsti in base alla qualità dei tiri (xGot) – in negativo, -3.41. Oggi è a +9.43: il capitano rossonero, fresco di prolungamento fino al 2031, ha dunque evitato al Milan di incassare quasi 10 reti in più. Se il Diavolo è lì al secondo posto e sogna lo scudetto, lo deve al suo portiere e a come Allegri ha (re)insegnato come ci si difende.
© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Milan











