È un Rafael Leao mai visto. Probabilmente non il migliore ammirato in campo, quello che per esempio da gennaio a maggio 2022 trascinò la squadra di Stefano Pioli a vincere lo scudetto con cinque mesi da fantascienza, fra gol (7) e assist (8), che gli valsero anche il titolo di Mvp del campionato, però senza dubbio più completo. Fin dalla scorsa estate, dopo un mese di preparazione, dalle stanze di Milanello filtrava un pensiero: Leao è cambiato, non si è mai impegnato così tanto da quando è un giocatore rossonero (ovvero dall’agosto 2019). Massimiliano Allegri, il 7 agosto, giorno della sua seconda presentazione da tecnico rossonero, disse del portoghese: «Spero di fargli fare il salto definitivo, ne sono convinto, ha 26 anni e di solito gli anni importanti, quelli della maturazione».
Leao: “Il calcio è fare gol”
Per dire che la missione è stata raggiunta servirà ancora un annetto, perché il Leao versione ’25-26, complice un infortunio muscolare patito a metà agosto e la pubalgia che lo condiziona da fine 2025, è stato fisicamente frenato. Però non si può negare come il lavoro fatto da Max su Rafa sia stato eccellente. Sia da un punto di vista tecnico, che psicologico. Allegri non ha trasformato Leao in un bomber, perché non è nel dna del portoghese flirtare con la porta avversaria – si è visto con la Cremonese -, però di sicuro ha ottenuto da lui quello che voleva, ovvero un lavoro da centravanti che ha compensato – in parte – l’assenza di un vero “9”. E il ragazzo è cresciuto anche fuori dal campo come hanno dimostrato le sue parole da capitano nelle interviste dopo il successo di Cremona, quando in poche frasi ha illustrato come sia cresciuto come leader e quale sia l’obiettivo primario di questa settimana per il gruppo rossonero, il derby da vincere per dare un senso più ambizioso al finale di stagione: «Non sono molto contento personalmente, potevo fare tre gol. La sintonia con Pulisic? In questa stagione è stata difficile perché noi due abbiamo vissuto tanti problemi fisici, però c’è ancora spazio per migliorare e lui ha bisogno di un gol per ritrovarsi. Da punta sono più vicino alla porta per fare gol e il calcio è fare gol, a sinistra è un altro Rafa che cerca di dribblare. Il derby? Ai miei compagni chiedo di dare il massimo e di prenderla “sul personale”, perché è una partita da vita o morte. Questa è una settimana in cui non si esce, fino a domenica si sta a casa con la famiglia». Parole, è bene ricordarlo, da parte di un giocatore la cui immagine simbolo della stagione ’24-25 fu quella del cooling break passato con Theo Hernandez dalla parte opposta del campo rispetto all’allenatore Fonseca.
Allegri ha trasformato Leao
Come scritto, però, Allegri ha trasformato Leao. Perché sarà pur vero che Rafa non è un “9” e non avrà il gol nel sangue, però ci sono dei dati incontestabili che dimostrano come quello di questo campionato sia il miglior Leao a livello realizzativo. Il portoghese ha finora segnato 9 gol in 20 presenze restando in campo 1.354 minuti. Dunque, calcolatrice alla mano, si tratta di un gol ogni 150 minuti. In nessun’altra annata Rafa ha tenuto un ritmo simile, anche nelle due migliori come bottino di reti, la ’22-23 quando segnò 15 gol in 35 gare, con un centro ogni 162 minuti (2.437 totali), e la ’21-22 con 11 gol in 34 partite, per una rete ogni 238 minuti (2.621).
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