Accertamenti medici e sequestro di un paio di scarpe. Sono questi alcuni degli atti investigativi disposti dalla procura di Milano nell’indagine sul deragliamento del tram numero 9, che venerdì scorso è uscito dai binari ed è andato a finire contro un palazzo in via Vittorio Veneto. Nello schianto hanno perso la vita Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, e una cinquantina di persone sono rimaste ferite.
Ieri infatti il conducente del Tramlink, indagato per disastro ferroviario e omicidio e lesioni colposi e plurimi e che fin da subito, rendendo dichiarazioni spontanee, ha spiegato di avere avuto un malore dovuto a un colpo preso all’alluce del piede sinistro mentre stava caricando una carrozzina di un disabile, è stato sottoposto ad alcuni approfondimenti medici. Il risultato è stato una contusione al dito, peraltro “nero” a causa di un ematoma, e il distacco dell’unghia per via della botta. Inoltre, per verificare se davvero il tranviere abbia perso il controllo del mezzo per un mancamento, sono state acquisite le cartelle cliniche relative al ricovero in ospedale e sono state sequestrate le scarpe che indossava il giorno della tragedia per verificare se ci siano i segni o meno della sedia a rotelle.
“E’ provato, sta male. E’ talmente scosso che non riesce a guardare le immagini” di quello che è accaduto, ha spiegato il suo difensore, Benedetto Tusa. Il legale stamane era al palazzo di Giustizia per il conferimento dell’incarico da parte dei pm ai consulenti in vista dell’autopsia sulle due vittime in programma domani all’Istituto di Medicina legale di piazza Gorini. Il lavoro per ricostruire la dinamica del deragliamento sarà lungo e complesso e riguarderà, tra l’altro, l’analisi delle immagini scaricate dalle varie telecamere interne ed esterne al veicolo di ultima generazione. Tra queste anche quella installata per inquadrare il guidatore che però, per via delle norme che tutelano i lavoratori, non può registrare nulla durante le ore di servizio, se non in casi eccezionali.
Tra qualche settimana, poi, si dovrebbe procedere con gli accertamenti irripetibili sulla scatola nera e sul telefono del dipendente Atm per capire se si sia trattato di errore umano, magari una distrazione, oppure un problema tecnico. Nel pomeriggio, infine, è stata sentita Flores Calderon, la compagna di Favia, assistita dall’avvocato Stefano Benvenuto. La donna, dimessa dal Fatebenefratelli, è stata convocata in una delle sedi della Polizia Locale, per la sua deposizione. Nel descrivere quegli attimi di terrore, ha raccontato che “il tram andava fortissimo. Poi il caos, urlavano tutti. Meno male che Rudy”, con cui avrebbe dovuto sposarsi, “mi ha sostenuto, ho perso conoscenza, perché forse ho preso un colpo e poi non mi ricordo” più nulla.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA










