Non era di schiena né in posizione pienamente frontale, ma aveva la testa girata lievemente a sinistra, Abderrahim Mansouri, 28 anni di origini marocchine, ucciso lunedì della scorsa settimana da un poliziotto durante un controllo anti spaccio nel boschetto di Rogoredo, alle porte di Milano. E’ l’esito iniziale dell’autopsia, effettuata da Cristina Cattaneo, nota anatomopatologa, che si è tenuta martedì sul corpo del giovane ‘pusher’ ferito a morte da un colpo solo esploso dall’agente, ora indagato per omicidio volontario. Esito che è ritenuto “ambiguo” ossia che non può, al momento, avvalorare né la versione della legittima difesa né quella dell’omicidio, e che dovrà essere corredato da una serie di altri e molti accertamenti, tra cui una consulenza balistica che ricostruisca la traiettoria del proiettile che ha attinto il 28enne sopra l’orecchio destro come se avesse avuto la faccia leggermente girata verso sinistra. E quindi potrebbe dare risposte sulle posizioni sia della vittima che dell’agente quando è partito il colpo. Di certo è che è stato sparato da una distanza importante. Le indagini del pm Giovanni Tarzia vanno, dunque, avanti senza sosta proprio per chiarire la dinamica della vicenda in cui, da un lato, l’agente, difeso dall’avvocato Piero Porciani, afferma di aver sparato per “paura”, dopo che Mansouri gli avrebbe puntato la sua pistola – poi si è scoperto essere una replica a salve di una Beretta 92 -. Dall’altro, invece, la famiglia della vittima sostiene che sia stato ucciso mentre stava scappando e che quindi si è trattato di un omicidio.
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