Sarà Bobby Moresco, vincitore di un
Oscar come cosceneggiatore (con Paul Haggis) per Crash, a
dirigere il biopic su Giorgio Armani che verrà prodotto da
Andrea Iervolino con la società da lui guidata, la Taic Funding.
L’annuncio del nome del regista, già dietro la macchina da presa
per altri lungometraggi realizzati da Iervolino,come Lamborghini
(2022) e Maserati (in uscita nel 2026), “è stato fatto a seguito
della decisione assunta dal consiglio di amministrazione di Taic
Funding che, nel corso della riunione tenutasi venerdì 23
gennaio 2026, ha deliberato che il film non sarà girato in
Italia e verrà invece interamente prodotto in Ungheria” si
spiega in una nota.
“Il biopic su Giorgio Armani rappresenta un investimento
stimato di circa 135 milioni di dollari e fa parte delle
produzioni internazionali del gruppo per il biennio 2026-2027”
si aggiunge. La decisione relativa al luogo delle riprese “è
seguita all’analisi approfondita del piano di investimento e ad
un ampio confronto con il pool di banche e fondi statunitensi
che supportano Taic Funding, alla luce dell’attuale contesto
produttivo e amministrativo italiano”. Questa scelta arriva a
pochi giorni dalla delibera del consiglio di amministrazione di
trasferire all’estero anche la produzione di Bugatti – The
Genius, “un progetto con un investimento superiore ai 200
milioni di dollari” si aggiunge.
“Sono profondamente legato all’Italia e all’identità italiana
– spiega Iervolino -. Pur essendo italo-canadese, resto un
italiano orgoglioso. Continuerò a sviluppare progetti dedicati
alle grandi icone del nostro Paese, guidato da un profondo amore
per l’Italia. Anche se, in questo momento, questi film non
saranno girati in Italia, continuerò a raccontarne le storie al
mondo producendo all’estero. Dispiace constatare che, nell’arco
di sole due settimane, l’Italia abbia perso circa 335 milioni di
dollari di investimenti cinematografici. Il paradosso che emerge
da questa situazione è evidente: film che celebrano
l’eccellenza, la cultura e l’identità italiana vengono
realizzati fuori dall’Italia non per mancanza di visione o di
spirito italiano, ma a causa di una crescente perdita di fiducia
nel quadro istituzionale e amministrativo”.
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