Con la guerra in Iran il pane, bene
primario per eccellenza, rischia di diventare un lusso a causa
di “costi energetici fuori controllo e carburanti alle stelle”.
E’ l’allarme lanciato dall’Associazione Fornai Milano, che
spiega che è il costo di trasformazione (energia e lavoro) a
pesare oggi per oltre il 60% sul prezzo finale del pane. “Il
governo – si legge nella nota dell’associazione – è chiamato a
interventi d’urgenza: crediti d’imposta sull’energia e calmieri
sui carburanti agricoli sembrano le uniche boe di salvataggio
per un settore che non può permettersi di spegnere i motori.
Senza aiuti, il rischio è che l’odore del pane fresco diventi,
purtroppo, solo un ricordo del passato”.
La produzione del pane – spiega l’associazione – è un
processo energivoro. Per la cottura i forni, a gas o elettrici,
devono restare accesi per ore a temperature elevate. Per la
lievitazione le celle a temperatura controllata lavorano tutto
il giorno. E per la distribuzione i furgoni per le consegne
mattiniere subiscono il rincaro dei carburanti. “Con le tariffe
del gas legate a doppio filo alle tensioni geopolitiche, molti
fornai – scrive l’associazione – si trovano davanti a un bivio
drammatico: alzare i prezzi al pubblico o abbassare la
saracinesca”.
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