L’assistente capo di Polizia,
Carmelo Cinturrino, in carcere per aver ucciso lo scorso 26
gennaio Abderrahim Mansouri, “serenamente respinge ogni accusa”
compresa quella di omicidio volontario “affermando” che i
racconti su di lui e sulle sue operazioni antidroga è “fango per
screditarmi”. Racconti che sarebbero frutto di “atteggiamenti
vendicativi, certamente connessi all’attività di repressione
dell’odioso fenomeno criminale dello spaccio di stupefacenti”.
Lo ha ribadito il poliziotto ai suoi due nuovi difensori, gli
avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, oggi durante
un incontro in carcere per mettere punto la strategia
processuale.
I due legali, in una nota, riguardo alla morte del 28enne,
affermano che “si è trattato, all’evidenza, di una tragedia che
coinvolge tutti”, in quanto il loro assistito non aveva alcuna
intenzione di uccidere. “Quanto al Riesame, stiamo valutando le
scelte tecniche da adottare”.
“Invitiamo tutti alla prudenza e alla cautela”, hanno
aggiunto poiché stanno “acquisendo elementi difensivi utili a
dimostrare l’infondatezza di certe ipotesi di illecito,
unicamente deducibili dalle informazioni apprese dai media e ad
oggi non contestate al Cinturrino”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA










