“Luca mi ha portato in ufficio, mi ha trovato 15 euro addosso, li ha messi sul tavolo, poi mi ha schiaffeggiato per sette volte insieme al suo collega (…) il quale mi ha tirato uno schiaffo”. Così uno dei sei testimoni, che dovrebbero essere sentiti nell’incidente probatorio fissato per domani e dopodomani davanti al gip di Milano Domenico Santoro, ha messo a verbale, ascoltato dal pm Giovanna Tarzia e dagli investigatori della Squadra mobile il 3 febbraio, una “aggressione” subita e messa in atto da Carmelo Cinturrino, che si sarebbe fatto chiamare “Luca”, l’assistente capo del Commissariato Mecenate in carcere per l’omicidio premeditato di Abderrahim Mansouri del 26 gennaio nel bosco di Rogoredo. E indagato anche per un’altra trentina di capi di imputazione tra estorsioni, arresti illegali e spaccio. Il ‘piccolo’ pusher marocchino 29enne, come emerge dagli atti depositati per l’incidente probatorio anche a carico di altri sei poliziotti indagati, ha raccontato pure quell’episodio che ha portato a contestare a Cinturrino e ad un collega anche l’accusa di sequestro di persona, perché l’avrebbero rinchiuso “in una stanza” del Commissariato, “percuotendolo ripetutamente”. Ha messo a verbale presunti arresti illegali subiti e ha spiegato, tra le altre cose, che “una volta Luca era da solo, mi ha fermato, mi ha perquisito, mi ha preso 135 euro”. E ancora, rispondendo alle domande del pm: “Lo conoscono tutti. Piccoli e grandi. So che lui lavora in zona e gira a volte in divisa, a volte in borghese. Dico che le cose di cui mi accusa sono false e la droga me l’ha messa addosso lui”. E il pm: “E dove la trova secondo lei?”. Il 29enne: “Lui gira in zona, in divisa o in borghese a piedi. Quando è in borghese alcune volte gira sempre con un ragazzo piccolo, un ragazzino piccolo che avrà forse otto anni”. Il pm: “Lo ha mai visto insieme a qualcuno della Polizia locale?”. Il teste: “Sì erano insieme in strada (…) parlavano”. Al testimone, si legge, gli investigatori hanno mostrato un album di foto, chiamato “Rogoredo”, con 32 volti e lui ne ha riconosciuti alcuni come colleghi di Cinturrino e che aveva visto con lui e anche due “appartenenti alla Polizia locale che si trovavano in strada con Luca”.
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