ANDREA KERBAKER, ‘CASA, DOLCE CASA’
(GUANDA, PP 137, EURO 16).
“Bisogna vivere, perbacco, mica rimanere qui ad aspettare la
morte, che poi ci si rimbecillisce e si diventa monotematici”. È
tutto in questa frase, all’inizio del libro, il senso del nuovo
romanzo di Andrea Kerbaker ‘Casa, dolce casa’, storia tenera e
ironica di un vecchio inglese che proprio non vuole saperne di
adattarsi a vivere parcheggiato in una residenza per anziani,
soffocato da una “cappa di noia”.
Impossibile non voler bene al protagonista, l’ultraottantenne
George Coleridge, che ancora parla con la moglie defunta,
Maggie, mentre la memoria un po’ alla volta svanisce
lasciandogli ombre di ricordi, tracce di affetti e desideri di
libertà.
Dalla casa di riposo, George il ribelle tenta di fuggire più
volte, e almeno in un paio di occasioni ci riesce. Scappare per
tornare a vivere o per lasciarsi morire? “Da qualche parte –
scrive l’autore – hai letto che quando sono vecchi gli elefanti
si allontanano dal branco, per morire in solitudine. Non sai se
alla fine di questa giornata morirai; e neppure sai dove ti
porterà questo sentiero all’ombra; ma almeno è lontano da quella
piccola folla che ti vuole ricondurre alla ragione”.
Un romanzo che fa riflettere sul senso di un’esistenza che si
avvicina al tramonto. Un libro godibile, tra citazioni
shakespeariane e rimandi a Borges e a Kafka, anche per la scelta
particolare del punto di vista: un ipotetico narratore in
seconda persona, che segue il protagonista per tutto il romanzo
e che a lui direttamente si rivolge. E piace immaginare che nel
titolo – ‘Casa, dolce casa’ – ci sia in qualche modo anche una
dedica implicita alla Kasa dei libri, lo spazio culturale
fondato a Milano da Andrea Kerbaker e aperto al pubblico dal
2012.
Pubblicato da Guanda, il libro sarà presentato domani,
domenica 15 marzo, alle ore 11 presso ‘Libri e libri’, a Monza.
Sarà presente l’autore, modera l’incontro Giovanna Canzi.
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