Asili nido e servizi educativi per
l’infanzia sono costretti a produrre costose relazioni
sull’impatto acustico per il vociare dei bambini. Lo denuncia
Assonidi Confcommercio, secondo la quale queste richieste sono
avvenute nell’Area metropolitana milanese.
“Siamo nel Paese che registra uno dei più bassi tassi di
natalità a livello internazionale, ma accade anche questo. E’
una situazione che ha dell’incredibile e che, in alcuni casi, si
traduce in sanzioni a carico delle strutture educative”,
aggiunge Assonidi Confcommercio, che denuncia “un approccio
burocratico sempre più distante dalla realtà quotidiana dei
servizi per l’infanzia”.
“In più di un’amministrazioni comunale, infatti, si
registrano richieste di documentazione tecnica onerosa e
sproporzionata: come se il suono delle voci dei bambini potesse
essere assimilato a una fonte di disturbo industriale”, spiega
l’associazione.
“Siamo un Paese davvero singolare – commenta Paolo Uniti,
segretario di Assonidi Confcommercio – dove, tra le mille
emergenze che dovrebbero occupare l’agenda degli amministratori
locali, si trova anche il tempo di sanzionare un asilo nido per
le voci dei bambini. E’ una stravagante ‘deriva’ che rischia di
colpire ulteriormente un settore già fortemente sotto pressione
tra aumento dei costi, denatalità e crescente difficoltà nel
garantire servizi accessibili alle famiglie”, conclude Uniti.
Assonidi chiede alle istituzioni “un cambio di passo: servono
buon senso, proporzionalità e soprattutto il riconoscimento del
valore sociale ed educativo dei servizi 0-3 anni, presidio
fondamentale per le famiglie e per il futuro del Paese. Più che
al ‘problema’ del rumore dei bambini pensiamo al vero problema
che cominciamo già ad avere: il silenzio delle culle vuote”,
conclude l’associazione di Confcommercio.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA











