(di Paolo Algisi)
Via libera degli azionisti di Mps
alle modifiche statutarie che introducono anche a Siena la lista
del cda, abbattono le riserve sugli utili e rimuovono i limiti
ai mandati degli amministratori e alla remunerazione variabile
per i manager.
L’assemblea straordinaria del Monte, presente il 68% del
capitale, ha approvato i sette punti all’ordine del giorno a
larghissima maggioranza, con percentuali comprese tra il 99,48%
e il 99,93%. Un esito scontato, dunque, alla luce del fatto che
la revisione dello statuto era stata deliberata in cda con il
sostegno di tutti i rappresentanti dei grandi soci e aveva
ottenuto l’avvallo dei proxy advisor Iss e Glass Lewis.
La revisione della carta societaria consentirà a Mps di
destinare tutti gli utili a dividendo (con il limite della
riserva legale del 5%), aumentare la parte variabile della
retribuzione dei suoi manager in linea con i competitor,
consentire agli amministratori di ricandidarsi anche dopo il
terzo mandato e varare una lista del consiglio uscente, secondo
i dettami della Legge Capitali.
A favore delle modifiche si sono espressi sia i grandi
azionisti, a partire da Delfin (17,5%) e Caltagirone (10,3%),
che gli investitori istituzionali e i grandi fondi, come
Blackrock, mentre il Monte attende ancora il disco verde della
Bce, al quale l’efficacia del nuovo statuto, inclusa la lista
del consiglio, “rimane pertanto subordinata”.
Assente un po’ a sorpresa, invece, il Mef (4,9%), che da
quando è entrato nel capitale del Monte ha sempre presenziato
alle assemblee, anche se la progressiva diluizione della quota
ne ha reso il ruolo meno centrale. L’assenza era stata in
qualche modo ‘anticipata’ dal fatto che nel cda del 28 gennaio,
il rappresentante del Tesoro non aveva partecipato al voto sul
regolamento per la lista, adottato dopo una mediazione sui
poteri dell’amministratore delegato, Luigi Lovaglio. Il mancato
intervento non va invece messo in relazione alla posizione sul
manager. Il Tesoro continua a nutrire fiducia nei confronti di
chi ha risanato Mps e nel progetto di integrazione con
Mediobanca, in una fase decisiva di confronto con la Bce.
Ora la banca ha infatti davanti a sé un mese intenso, in cui
mettere a punto la lista del consiglio e il piano industriale.
Alla prima sta lavorando il presidente, Nicola Maione, a cui è
stato affidato il compito di confrontarsi con gli azionisti,
mentre sul piano industriale Lovaglio appare determinato a
procedere nel solco di quanto promesso al mercato con l’ops su
Mediobanca – integrazione e delisting – nonostante una parte del
consiglio propenda per non togliere Piazzetta Cuccia dalla
Borsa, il cui costo attuale sarebbe di circa 3 miliardi. Le due
partite si intersecano: il piano è atteso nell’ultima settimana
di febbraio e in contemporanea o quasi potrebbe arrivare anche
la lista del consiglio, che andrà depositata entro il 5 marzo.
Intanto il mercato piazza le sue scommesse: Mediobanca ha
chiuso con un balzo del 5,84% a 18,94 euro spinta dalle attese
per un possibile delisting mentre il Monte è salito dell’1,1% a
9,04 euro.
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