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Prestiti alle imprese in aumento, ma le micro e piccole restano escluse

di Redazione News Milano
15/02/2026
Prestiti alle imprese in aumento, ma le micro e piccole restano escluse

Dopo anni di contrazione, il credito bancario alle imprese italiane ha finalmente invertito la rotta. Tra novembre 2024 e novembre 2025, i finanziamenti erogati dal sistema bancario al tessuto produttivo sono aumentati di 5 miliardi di euro, segnando un +0,8%. Un dato che farebbe ben sperare per la ripresa economica del Paese.
Se non fosse per un dettaglio: questa crescita ha escluso la spina dorsale dell’economia italiana, le micro e piccole imprese. Lo attesta un’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.

Le piccole imprese restano a secco
Il dato è ancora più allarmante se si considera il peso specifico di queste piccole realtà. In Italia, le imprese con meno di 20 addetti rappresentano il 98% del totale delle aziende e danno lavoro a circa il 52% dei lavoratori del settore privato. Questo squilibrio è significativo perché, secondo la Cgia, rompe una narrazione ottimistica spesso associata al “ritorno del credito”. Spiega il report:
In realtà, la crescita dei finanziamenti si concentra prevalentemente sulle imprese medio-grandi, più patrimonializzate e con una maggiore capacità di interlocuzione con il sistema bancario. Le micro e le piccolissime imprese continuano invece a essere percepite come più rischiose, soprattutto in un contesto di tassi di interesse ancora elevati e di maggiore attenzione alla qualità degli attivi bancari.
I dati sui crediti
I dati elaborati dalla Cgia mostrano anche un’Italia con forti divari territoriali. Quasi la metà delle regioni continua a registrare una flessione nell’erogazione del credito alle imprese. Le contrazioni più pesanti si sono verificate in:

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Sardegna: -370,9 milioni di euro (-4,7%)
Umbria: -335,8 milioni di euro (-3,9%)
Basilicata: -94,8 milioni di euro (-3,6%)
Veneto: -1.814,5 milioni di euro (-2,9%)
Toscana: -949,6 milioni di euro (-2,3%)
Molise: -27,7 milioni di euro (-2,2%)
Marche: -152,0 milioni di euro (-1,1%)
Abruzzo: -68,6 milioni di euro (-0,8%)
Emilia-Romagna: -264,1 milioni di euro (-0,4%)
Trentino-Alto Adige: -73,6 milioni di euro (-0,3%)
Liguria: +24,4 milioni di euro (+0,2%)
Piemonte: +146,0 milioni di euro (+0,3%)
Campania: +95,7 milioni di euro (+0,3%)
Sicilia: +102,7 milioni di euro (+0,6%)
Puglia: +204,2 milioni di euro (+1,0%)
Friuli-Venezia Giulia: +216,6 milioni di euro (+1,7%)
Lombardia: +3.822,7 milioni di euro (+2,0%)
Calabria: +278,6 milioni di euro (+5,4%)
Lazio: +4.159,5 milioni di euro (+6,6%)
Valle d’Aosta: +158,6 milioni di euro (+10,0%)

In termini assoluti, la riduzione più rilevante ha colpito il Veneto, con un calo di 1,8 miliardi di euro (-2,9%), un segnale preoccupante per una delle regioni più industrializzate del Paese.
La situazione per le aziende con meno di 20 addetti
Se si analizza esclusivamente il segmento delle imprese con meno di 20 addetti, il quadro diventa ancora più fosco. In tutte le regioni italiane si registra una flessione. Le più penalizzate sono:

Valle d’Aosta: -29,2 milioni di euro (-10,3%)
Marche: -221,9 milioni di euro (-7,6%)
Liguria: -174,0 milioni di euro (-7,5%)
Umbria: -119,8 milioni di euro (-7,2%)
Toscana: -567,3 milioni di euro (-7,1%)
Friuli-Venezia Giulia: -131,2 milioni di euro (-6,4%)
Abruzzo: -105,8 milioni di euro (-5,8%)
Veneto: -579,3 milioni di euro (-5,7%)
Campania: -241,7 milioni di euro (-5,1%)
Piemonte: -414,0 milioni di euro (-5,0%)
Emilia-Romagna: -510,2 milioni di euro (-5,0%)
Molise: -16,9 milioni di euro (-5,0%)
Lombardia: -921,1 milioni di euro (-4,9%)
Basilicata: -32,7 milioni di euro (-4,5%)
Lazio: -258,3 milioni di euro (-4,0%)
Puglia: -196,1 milioni di euro (-3,9%)
Sardegna: -76,2 milioni di euro (-3,3%)
Sicilia: -144,3 milioni di euro (-3,0%)
Trentino-Alto Adige: -203,8 milioni di euro (-2,9%)
Calabria: -50,0 milioni di euro (-2,9%)

Perché le banche non prestano alle piccole imprese
Le cause secondo cui c’è difficoltà delle microimprese ad accedere al credito da parte delle banche sono molteplici, a partire dalla valutazione del rischio. Spiega il report:
Le micro e piccole imprese presentano in media una maggiore volatilità dei ricavi, una minore capitalizzazione e una dipendenza più elevata dall’andamento del ciclo economico. In un contesto di incertezza macroeconomica, questo induce le banche a irrigidire i criteri di concessione proprio verso i soggetti più piccoli.
Inoltre, i costi fissi di gestione sono gli stessi di un finanziamento maggiore, riducendo la redditività per gli istituti di credito. A ciò si aggiunge la progressiva scomparsa della banca territoriale, sostituita da modelli centralizzati basati su dati contabili che penalizzano le aziende meno strutturate.

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